Perché la tremontiana Aspenia non vede più apocalissi americane

Macché declino americano, la crisi è passeggera – e benefica, per molti versi – e gli Stati Uniti continueranno a essere sempre l’unica, vera superpotenza.
30 DIC 08
Ultimo aggiornamento: 06:06 | 16 AGO 20
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A ristabilire la fiducia, come nelle crisi del passato, ci sarà “l’attivazione di sostanziosi interventi pubblici”. Ma l’interventismo statale, secondo Aspenia, sarà temperato: l’approccio basato su tagli fiscali, aiuti di stato e nuovi investimenti è il segno che “Obama può contare sul controllo del congresso democratico ma non vuole governare da liberal: sa che l’America è un paese diviso”: il 46 per cento dell’elettorato americano “ha votato comunque per i repubblicani e si autodefinisce di centro”.
Alle analisi su genesi ed effetti della crisi – affidate tra gli altri a economisti (Piercarlo Padoan e Mario Deaglio) e a giornalisti (Federico Fubini e Stefano Feltri) – si legano quelle più di prospettiva geopolitica. In vista non ci sono nuove locomotive mondiali: “Se la globalizzazione a guida americana ha permesso la crescita di altri poli economici – in parte autoritari – la sua crisi produce anche quella dei potenziali rivali”. Basti guardare al colpo già inferto alle ambizioni economiche russe, con una fuga di capitali descritta nel saggio di Sergio Rossi, o al “terrore di Pechino per un rientro dei tassi di crescita sotto il 7 per cento”. “Anche l’Asia uscirà colpita da questa crisi dato che ha basato il suo modello di sviluppo prevalentemente sull’export – dice il membro italiano del board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, nell’intervista rilasciata ad Aspenia – Secondo alcune analisi, se la Cina scende sotto un tasso di crescita del 7 per cento all’anno, rischia proteste sociali che potrebbero rimettere in discussione il modello di apertura al mercato”. Non è però chiaro, come spiega l’economista Daniel Rosen, in che tempi Pechino riuscirà a compensare il crollo del mercato americano.
Ma il mondo non sarà unipolare, anzi. La soluzione alla recessione, oltre che nella ripresa degli Stati Uniti, è un “assetto economico globale più equilibrato”. Con la Cina che aumenta la domanda interna e accetta di rivalutare lo yen, l’America che incrementa il tasso di risparmio e l’Europa che recupera in produttività. Assetto equilibrato ma non tanto, secondo l’economista Paolo Savona, che intravvede una “nuova bipolarità Usa-Cina, con l’Ue inerte e la Russia scalpitante”.